lunedì 16 ottobre 2017

Miracolo del Sole in Nigeria, il 13 ottobre, dopo la riconsacrazione al Cuore Immacolato di Maria

“Miracolo del Sole in Nigeria, il 13 ottobre, dopo la riconsacrazione della Nigeria al Cuore Immacolato di Maria, in occasione del centenario dell’ultima apparizione a a Fatima”. 

A Benin City, nello Stato di Edo, in Nigeria, era presente l’intera Conferenza Episcopale, che ha confermato l'autenticità del fenomeno. 

Da questo link il video del fenomeno.

Su Fine dei tempi è pubblicato un articolo [qui]: La Madonna inizia dagli ultimi, ma a Roma tutto tace.

Qui sotto l'immagine dei vescovi durante l'Atto di Consacrazione alla Vergine.

Intervista al professor Rémi Brague. Per la salvezza dell'Europa, la feconda tensione dei frutti della "via romana".

Un'intervista a tutto campo con uno dei più brillanti pensatori del XXI secolo, per approfondire diversi temi e questioni di attualità. Rémi Brague è docente alle università di Parigi I Pantheon-Sorbona e di Monaco Ludwig-Maximilian. Tra i temi da lui studiati e trattati in diversi saggi, vi sono l'identità europea, il pensiero medievale, la filosofia araba. Nel 2012 è stato insignito del premio Ratzinger, promosso dalla Fondazione Vaticana Joseph Ratzinger - Benedetto XVI, insieme al gesuita patrologo statunitense Brian Edward Daley. In Italia è conosciuto in particolare per i celebri libri: Dove va la storia? Dilemmi e speranze (Editrice La Scuola 2015), Il futuro dell’Occidente. Nel modello romano la salvezza dell’Europa (Bompiani 2005) Il Dio dei cristiani. L’unico Dio? (Cortina 2009); Ancore nel cielo. L’infrastruttura metafisica (Vita e Pensiero 2012).

Professore, spesso si sente dire che per la formazione dell'Europa è stato fondamentale l'incontro tra Roma Atene e Gerusalemme: le cose stanno proprio così?

Vi è una banalità nel parlare delle "tre città simbolo" e nell'affermare che è dalla loro combinazione che viene la civiltà occidentale. Altri oltre me, e ben prima di me, l'hanno dimostrato meglio di me; come Paul Valéry. Per quanto mi riguarda, la novità del mio lavoro sta nell'aver sottolineato l'importanza dell'esperienza romana: la Roma della storia, ma anche e soprattutto l'atteggiamento romano, che ho descritto con i concetti come "la secondarità", "il rinascimento" (distinta dalla semplice reviviscenza), "l'adozione inversa" e così via. I Romani hanno compreso che il loro compito storico consisteva anche nel diffondere una cultura che non era la loro. Non a caso, la secondarità ha questo significato: sapere che ciò che si trasmette non proviene da sé stessi, e che lo si possiede solo in modo fragile e provvisorio. Questo implica tra l’altro che nessuna costruzione storica ha niente di definitivo. Deve essere sempre rivista, corretta, riformata. Perciò, in Europa non vedo tanto la sintesi delle tre città, ma piuttosto, i frutti della "via romana", la quale ha permesso la feconda tensione tra le tre. Ciò ha reso possibile la coesistenza delle caratteristiche di ciascuna: l'impero il diritto da Roma, la filosofia la cultura da Atene, il rapporto con un Dio unico e personale da Gerusalemme, grazie in primis ai cristiani; senza che una assorbisse le altre.

domenica 15 ottobre 2017

Santa Teresa d'Avila e Martin Lutero

Anche noi vogliamo commemorare Santa Teresa d'Avila, festeggiata oggi, attraverso le sue parole su Martin Lutero. A perenne memoria.

...in questo tempo mi giunse notizia dei danni e delle stragi che avevano fatto in Francia i luterani e di quanto andasse aumentando questa malaugurata setta. Ne provai gran dolore e, come se io potessi o fossi qualcosa, piangevo con il Signore e lo supplicavo di porre rimedio a tanto male. Mi sembrava che avrei dato mille volte la vita per salvare una fra le molte anime che là si perdevano. Ma, vedendomi donna e dappoco, nonché incapace a essere utile in ciò che avrei voluto a servizio del Signore, poiché tutta la mia ansia era, come lo è tuttora, che avendo egli tanti nemici e così pochi amici, decisi di fare quel poco che dipendeva da me. Decisi cioè di seguire i precetti evangelici con tutta la perfezione possibile e di adoperarmi perché queste religiose che son qui facessero lo stesso. Fiduciosa nella grande bontà di Dio, che aiuta sempre chi decide di lasciar tutto per amor suo, pensai che, essendo tali le mie consorelle come io le avevo immaginate nei miei desideri, le loro virtù avrebbero compensato i miei difetti e così io avrei potuto contentare in qualche cosa il Signore; infine pensavo che, tutte dedite alla preghiera per i difensori della Chiesa, per i predicatori e per i teologi che la sostengono, avremmo aiutato come meglio si poteva questo mio Signore, così perseguitato da coloro che ha tanto beneficato, da sembrare che questi traditori lo vogliano crocifiggere di nuovo e che egli non abbia dove posare il capo.

Avviso riguardante la Santa Messa Antiquior a Mirano

Il Coetus di Mirano informa che, dal prossimo novembre (il giorno 12 per l'esattezza), la S. Messa nel rito romano antiquior che ha luogo a Mirano (Venezia) nella chiesa parrocchiale di S. Leopoldo Mandic (via Wolf-Ferrari n° 39) ogni seconda domenica del mese, sarà posticipata di mezz'ora rispetto all'orario attuale e verrà pertanto celebrata alle ore 08,45 anziché alle 08,15.
Ciò è stato deciso dal Parroco, in accordo col nostro Coetus, per venire incontro alle esigenze dei fedeli con un orario un po' più comodo.

Invitiamo tutti i fedeli che vivono nell'entroterra veneto (Venezia, Padova e Treviso) a venire alle nostre celebrazioni: si tratta dell'unica Messa Tridentina attualmente officiata nella Diocesi di Treviso.

Resta confermato, naturalmente, l'appuntamento con la S. Messa in rito romano antico che sarà mensilmente celebrata nella vicina Oriago di Mira (VE) a partire dal 22 ottobre prossimo [qui].

Per qualsiasi informazione, telefonare al numero 334-2953547. Vi invitiamo anche a consultare la nostra pagina facebook pubblica intitolata "Messa in latino Mirano e Terraferma Veneziana", contenente indirizzi e orari delle celebrazioni.

Un esempio o un “segno”? Il “Rosario alle frontiere” della Polonia cattolica

L’esempio è stato seguito in Italia il 13 ottobre scorso. Non è stato un fenomeno mediatico anche perché la CEI è ben diversamente orientata, e di conseguenza, così è anche gran parte del clero. Ciò nonostante sia a livello individuale che comunitario le adesioni si sono moltiplicate, anche attraverso Internet e le reti sociali, che si sono rivelati strumenti preziosi.

Uno dei motti della nazione polacca è “Polonia semper fidelis”, risalente al 1658 quando Papa Alessandro VII chiamò la città di Lviv: città del Leone, Leopoli (Lwów), in riconoscimento dell’eroica lotta degli abitanti in difesa dell’Europa cristiana minacciata dall’invasione musulmana.

A dispetto del pesante destino toccato alla Polonia di dover subire la dittatura comunista dopo aver vissuto il diffondersi del laicismo e del liberalismo, il popolo polacco è rimasto profondamente e diffusamente cattolico. Non a caso è così sentita la venerazione della Madonna, rappresentata principalmente dal culto dell’icona miracolosa della Madonna di Czestochowa, la Madonna nera, incoronata 300 anni fa, l’8 settembre 1717, “Regina della Polonia”.

sabato 14 ottobre 2017

Un resoconto serio e critico della Messa Tradizionale del Vescovo di Reggio-Emilia - Cristiano Lugli

L'articolo pubblicato nei giorni scorsi a proposito della Messa Tradizionale celebrata da S.E. Mons. Massimo Camisasca ieri sera, a Correggio di Reggio-Emilia,ha creato diverse polemiche ed un discreto dibattito. Come era immaginabile che accadesse d'altronde.

Difficile era però aspettarsi che un articoletto scritto su un blog di "talebani", come qualcuno sicuramente ci considererà, potesse finire negli interessi del Vescovo reggiano, il quale durante l'omelia si è riferito- ovviamente non nominandolo - a questo blog e ai due articoli comparsi a proposito di questa vicenda.

Le parole pronunciate dal Vescovo sono state udite dalle stesse orecchie di chi scrive che, nonostante le domande spigolose, critiche, e se vogliamo anche provocatorie, si è recato alla Santa Messa a differenza di chi si fa promotore restando chiuso fra le quattro mure domestiche della propria cittadella. O, per dirla con Luciano Ligabue, correggese di nascita e di vissuto, pensa che basti la propria "piccola città eterna" per essere a posto con il mondo.

Invito alla lettura. Il mistero dell’Anticristo

Reinhard Raffalt, L’Anticristo – Der Antichrist, traduzione e postfazione di Andrea Sandri, XY.IT Editore (Antaios), 112 p., Euro 13

L’Anticristo. Evoca cose ultime e, per questo, suona come un termine di altri tempi. Eppure, l’Anticristo è una figura chiave del Nuovo Testamento e, dunque, del fondamento stesso della fede, con una potenza evocativa che va ben oltre i margini più ristretti della teologia e, come Nietzsche insegna, invade e permea quelli del pensiero. I termini che evocano sono sempre quelli arcaici e, del resto, anche per questo per due millenni la lingua del rito non ha mai coinciso con quella della quotidianità. È sempre Nietzsche, a sua volta autore di un celeberrimo Der Antichrist, a ricordarcelo con il linguaggio magistralmente poetico ed evocativo del suo Zarathustra.
L’Anticristo ha a che fare col mistero del male e la sua presenza in questo eone mortale. È appena il caso di ricordare che, con sorpresa di un certo pensiero cattolicizzante, forse sin troppo clericale, e con scandalo di un diffuso buonismo, certo sin troppo banale, dell’Anticristo parla solennemente e in maniera esplicita, non un testo preconciliare, ma il Catechismo della Chiesa Cattolica, fortemente voluto da papa Giovanni Paolo II.

venerdì 13 ottobre 2017

Decennale del Summorum Pontificum a Napoli

Sabato 21 ottobre 2017 a Napoli, nella Basilica di S. Paolo Maggiore (Piazza San Gaetano) alle 17:30, S. Ecc.za Rev.ma mons. Guido Pozzo, segretario della Pontificia Commissione Ecclesia Dei, celebrerà una S. Messa pontificale al faldistorio secondo l’Usus antiquior del Rito Romano; alle 19 seguirà nella sagrestia monumentale della Basilica una conferenza di don Nicola Bux, dal titolo «Riflessioni nel decennale del Motu proprio Summorum Pontificum» con interventi dello stesso mons. Pozzo, del prof. Guido Vignelli e di don Giorgio Lenzi IBP.
L’iniziativa è stata promossa dall’associazione Fraternità Cattolica, dalla Sezione di Napoli di Una Voce Italia, dai Coetus Fidelium «Quartiere Chiaia» e «San Gaetano e Sant’Andrea Avellino», dall’Istituto del Buon Pastore-Italia, e si inserisce nell’ambito dei festeggiamenti per il decennale del Motu proprio Summorum Pontificum. Si ringraziano i RR. PP. Teatini per la generosa ospitalità.
Per informazioni: messatridentina.napoli@gmail.com.

Documento del card. Sarah sulle traduzioni per la Liturgia.

Il documento del card. Robert Sarah, Prefetto del culto divino, pubblicato di seguito, attenua la svolta rivoluzionaria favorita dal Motu Proprio Magnum Principium [qui]. alla cui stesura, come già osservato, egli era stato tenuto estraneo.
Della vexata questio delle traduzioni dei testi liturgici abbiamo già parlato qui, nel timore che la revisione della Liturgiam Authenticam fosse contrastante rispetto ai tentativi di Benedetto XVI di eliminare alcune scorie ereticali evidenziatesi dopo la Riforma di Paolo VI ripristinando un linguaggio più conforme all'originale latino. Timore purtroppo rivelatosi fondato con le innovazioni apportate dal Magnum Principium
Il cardinale, tra gli esempi a riprova delle esigenze di maggiore fedeltà ai testi originari, cita quello del termine consustantialem nelle traduzioni in lingua francese del Credo. Possiamo aggiungere quello del pro multis, oggetto di una lunga Lettera di Benedetto XVI ai vescovi tedeschi e di autorevoli riflessioni pubblicate qui.

La “recognitio” degli adattamenti e la “confirmatio” delle traduzioni nel canone 838

Il 3 settembre 2017, il Santo Padre ha promulgato il Motu Proprio Magnum Principium, sulle traduzioni liturgiche, che modifica i paragrafi 2 e 3 del canone 838 del Codice di Diritto Canonico. È con rispetto e riconoscenza che accogliamo questa iniziativa del Sommo Pontefice, che permette di stabilire ancora più chiaramente e rigorosamente le rispettive responsabilità delle Conferenze Episcopali e della Santa Sede, per una collaborazione di fiducia, fraterna e intensa a servizio della Chiesa. Questo punto, che costituisce, in qualche modo, il cuore del Motu Proprio, viene approfondito nella Lettera dello scorso 26 settembre, che la Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti ha indirizzato alle Conferenze Episcopali. È in questa prospettiva che è stato redatto questo umile contributo, a partire dalla seguente osservazione: da parte del nostro Dicastero, la collaborazione al lavoro di adattamento e di traduzione delle Conferenze Episcopali è inclusa totalmente in queste due parole del canone 838: «recognitio» e «confirmatio». Che cosa significano esattamente? Lo scopo di questo semplice testo è rispondere a questa domanda.

Filosofia del Diritto : Stato e bene comune - Paolo Pasqualucci

Filosofia del Diritto:   Stato e  bene comune [I]
Sommario:  1.  Lo Stato ha come fine precipuo il bene comune di un popolo.  2. Il bene comune, fine dello Stato, è sia materiale che spirituale.  3. La falsa contrapposizione della c.d. “nazionalità spontanea” allo Stato.  4.  Bene comune e bene del singolo.  5.  Il bene comune di un popolo è costituito innanzitutto dalla sua stessa esistenza e sopravvivenza.  6.  Bene comune materiale e bene comune in senso spirituale.
1. Lo Stato ha come fine precipuo il bene comune di un popolo
Il bene comune e non la felicità individuale, il cui perseguimento deve sempre accordarsi con le esigenze del bene comune. E nemmeno la giustizia in sé e per sé, ideale del tutto astratto se inteso all’insegna del motto: fiat iustitia, pereat mundus, inapplicabile allo Stato. Lo Stato, più realisticamente, dovrà cercare sempre di perseguire il suo fine specifico senza violare i princìpi fondamentali della giustizia, sia nel senso della giustizia conforme alle leggi di natura e divine che nel senso di quella risultante dai rapporti di correttezza tra gli uomini civili, nei rapporti con i singoli e con gli altri Stati. Ma il suo fine specifico è il bene comune, da perseguirsi per quanto possibile secondo giustizia. Il bene comune di un popolo non quello degli altri popoli o dell’umanità nella sua totalità, prospettive chimeriche e megalomani, oggi tornate di moda grazie alla crisi dei valori dilagante.
Che la giustizia sia un principio da non applicarsi qui in modo assoluto, a meno che non risultino violate la legge di natura o quella divina, si ricava da queste semplici riflessioni.